30.10.05

Cammino


Cammino con voi, care amiche, anche se so già che non sarà una passeggiata qualunque. Nessuna parola scambiata... un accordo tacito. Il passo è sostenuto, quasi troppo per me ... ho la sensazione di perdermi qualcosa.
Ma perchè mi sono rimessa queste scarpe che mi sono diventate piccole? I miei piedi reclamano una comodità che oggi non avranno!
Mi sorprendo a trattenere il fiato come a voler cancellare ogni mio rumore per sentire tutto ciò che mi sta attorno. Le braccia lungo i fianchi... le mani dettano il ritmo; sono vuote eppure le sento pesanti e occupate da chissà quale peso.
Prendo, lascio... prendo, lascio... la mia attenzione è catturata da questo movimento. Un attimo dopo sono bollenti e questo calore si propaga in tutto il corpo.
Allungo il passo... vi ho perse di vista, avete già svoltato.
Che bella questa via! Accogliente, pavimentata a nuovo con granito rosso. Guardo negli occhi chi incontro; la gente ci vede, ci guarda e prosegue veloce, magari sorride, ma prosegue veloce!
Foglie secche; ci gioco!
Un movimento rotatorio dei piedi le sbriciola fino a renderle scivolose, una sensazione strana che mi rende emotiva. Sto sbriciolando anche dentro!
Entro in un altro mondo, un mondo di magia, dove i passi non sono visibili, ma posso vederne le orme.
Sorrido e cambio direzione.

24.10.05

akasha










http://www.akasha.de/~aton/GEB.html

http://phoenix.akasha.de/~aton/Intergeometry.html


Ieri ho fatto un esperimento proposto da Edera, Akasha, che consiglio di provare.
Oggi nella posta elettronica ho trovato questi due siti :-)
Anke interessanti...

18.10.05

La lavagna




... una lavagna appena pulita e desiderosa di nuovi disegni,
guardo il gesso chiuso nella mano tremante.
Non riesco a scrivere....
I miei pensieri si moltiplicano e poi si cancellano in un attimo,
lasciando spazio al vuoto.
La gola si chiude come un nodo,
le emozioni scavano ancora in un passato
di negazioni e proibizionismo,
Avevo un'altra idea di quella che poteva essere l'educazione:
lasciar fare e sbagliare per poter imparare e comprendere parole
come sacrificio e sofferenza.
L'espressione di me era una solida costruzione perchè com'ero non andava bene....
troppo irruente e indipendente!
Ho fatto il loro gioco, mi sono lasciata ingabbiare....
ma adesso il gioco é finito e ho iniziato a osare....

16.10.05

... e terra arida fu!


Sogni infranti da chissà quale accaduto...
ali costruite per volare lontano
da un dolore schiacciato sul fondo.

Parole negate, desideri svaniti...
verità nascosta che mai ha germogliato
in questa terra divenuta ormai arida!

Vita generosa...
acqua hai portato, crepe cancellato
e in nuovo trasformato.

Terra,
madre della vita e della morte,
accogli questi passi
che ancora son malfermi!

7.10.05

Mandala




Il significato della colorazione di una mandala esistente
I mandala sono consigliabili in ogni periodo della vita, poiché racchiudono in sé l’immagine dell’intera esistenza e possono quindi accompagnarci in tutte le fasi della vita. Colorando strutture preesistenti ci esercitiamo a inserirci in un modello che è anteriore a noi, e che non possiamo mutare radicalmente. Possiamo e dobbiamo tuttavia dargli un tratto intimamente personale. Anche se migliaia di persone colorassero lo stesso mandala, non ne risulterebbero due uguali, pur avendo tutti naturalmente la stessa struttura.



Creare e interpretare un mandala
Jung ha introdotto il mandala nelle psicologia contemporanea. La sua scoperta derivò dalla sua stessa ricerca interiore. Si dedicò interamente alla propria vita interiore e iniziò a tenere un diario in cui annotava sogni, pensieri e schizzi. Ogni mattina tracciava su questo diario disegni circolari, seguendo semplicemente l’impulso a farlo. Osservò che i disegni cambiavano a dipendenza del suo stato mentale, più semplicemente erano diventati degli strumenti di crescita interiore. Ogni volta ritornava al centro della psiche, il Sé.
Il mandala evoca misteri che possono farlo sembrare esotico, inquietante o incomprensibile. In realtà, è facile come il gioco di un bambino. Da bambini, tutti abbiamo scoperto spontaneamente i mandala con il piacere di scarabocchiare cerchi, croci, volti rotondi etc.
Disegnare mandala è spontaneo, non ci viene insegnato. Di rado conserva la stessa intensità dopo i cinque anni. Da ciò possiamo dedurre che disegnare mandala fa parte di uno schema naturale preordinato di sviluppo completo psicologico.
Disegnando un mandala, si crea un simbolo personale che rispecchia chi siamo in quel momento. Il cerchio che viene disegnato contiene, ed evoca, l’apparizione di nostri parti conflittuali. Anche se si manifestano dei conflitti, disegnare un mandala allenta la tensione. Forse la ragione è che la forma circolare richiama la sicurezza dell’utero. Disegnare un cerchio può equivalere a tracciare una linea protettiva attorno allo spazio fisico e psicologico con cui ci identifichiamo.
Il mandala fa appello al Sé, l’ordine e la totalità nascosti, la trama vitale che ci sostiene. Creare un mandala significa creare un nostro spazio sacro, un luogo protetto, un centro in cui concentrare le nostre energie. Esprimendo i nostri conflitti interiori nella forma simbolica del mandala, li proiettiamo fuori di noi.
L’uso del mandala è una vera e propria meditazione volta alla crescita personale e all’arricchimento spirituale. E’ preferibile lavorare ai mandala da soli, nutrendo un atteggiamento di rispetto per gli eterni modelli del Sé e per la verità che si manifesta nel momento. Guarigione, scoperta di sé e crescita personale sono già in atto quando disegniamo spontaneamente forme o colori all’interno di un cerchio.
L’ambiente migliore per creare un mandala è uno spazio privato in cui nessuno vi possa interrompere per almeno per un’ora. Vi occorre una superficie piatta su cui appoggiare il foglio e un ambiente molto luminoso che vi aiuterà a vedere meglio e quindi a disegnare meglio. Potete scegliere il silenzio o una musica che vi piace. Accendere una candela o bruciare un bastoncino d’incenso può aiutarvi a concentrarvi sulla creazione di un mandala.
Disponete i materiali davanti a voi sul piano di lavoro, sedete in una posizione comoda e rilassatevi per favorire l’emergere della creatività. Per permettere all’inconscio di esprimersi, lasciate che sia l’istinto a guidare la scelta delle forme e dei colori.
Prima di cominciare a disegnare, dedicate alcuni momenti al rilassamento. Cercate di svuotare la mente dalle preoccupazioni quotidiane. Quando vi siete rilassati, può darsi che proviate il desiderio di chiudere gli occhi e di concentrare l’attenzione all’interno. Forse vedrete forme e colori danzare davanti all’occhio della mente. Ricorrendo il meno possibile al pensiero, scegliete un colore, una forma o una sensazione apparsi nella vostra visione interiore e usatelo come punto di partenza per il vostro mandala. Se non vi appare nulla, aprite gli occhi e guardate i materiali colorati che avete davanti. Guidati dalla visione interiore, o semplicemente seguendo la vostra risposta ai materiali, scegliete un colore con cui cominciare il lavoro. Ora tracciate un cerchio, con il compasso oppure a mano libera.
Continuando a ricorrere il meno possibile al pensiero, cominciate a riempire il cerchio con forme e colori. Potete iniziare dal centro, oppure dalla circonferenza. Può darsi che abbiate già in mente un modello, oppure no. Non c’è un modo giusto e un modo sbagliato per creare un mandala. Continuate finché sentite che il vostro mandala è completo.
Datare il mandala con giorno, mese e anno può essere utile per riflessioni future.
Ora mettetevi di fronte al mandala. La cosa migliore è guardarlo alla distanza del vostro braccio o appenderlo alla parete per contemplarlo meglio. Se volete, la vostra meditazione è finita qui.
Potete variare il rapporto con il vostro mandala immaginando di diventare piccolissimi e di camminare dentro il mandala, come se fosse una stanza. Chiedetevi come vi sentite dentro il vostro mandala-stanza, se ci state bene o no, e come si presentano i simboli da questa nuova prospettiva. Fino a questo momento avete lavorato al mandala usando l’immaginazione visiva e la sensazione. Ora potete usare anche la parola e il pensiero razionale.
2a. parte - fine

6.10.05

Il mandala: immagine del sé


A tutti quelli che cercano, che hanno la passione del disegno e dei colori, dedico queste righe....

Fu Carl Gustav Jung, il grande psicologo svizzero, ad applicare la parola sanscrita mandala ai disegni circolari tracciati da lui e dai suoi pazienti. Mandala significa centro, circonferenza o cerchio magico. Jung vide in questi disegni la simbolizzazione della psiche umana, alla quale possiamo avvicinarci, pur non conoscendone l’essenza, attraverso la contemplazione di immagini che comunicano un sentimento di serenità, di ordine e di senso. Il mandala è associato al Sé, il centro della totalità della personalità, è una sorta di punto centrale all’interno dell’anima, al quale tutto è rapportato, dal quale tutto è ordinato e il quale è al tempo stesso fonte di energia (il Divino in noi).
Dove nasce il mandala?
Il simbolo del cerchio appartiene ai primordi della storia umana. Graffiti rupestri preistorici in Africa, Europa e Nord America mostrano i motivi del cerchio e della spirale.
Che cosa, tra le conoscenze dell’uomo può aiutarci a spiegare la scelta del cerchio come simbolo carico di significato?
Se consideriamo la nostra storia biologica, noi deriviamo da un piccolo uovo rotondo appeso nell’utero materno. L’utero ci avvolge come uno spazio sferico. Alla nascita, una serie di fasci muscolari circolari ci sospinge attraverso la forma tubolare del canale uterino e usciamo nel mondo attraverso un’apertura circolare. Una volta nati, ci ritroviamo su un pianeta di forma sferoidale che segue un’orbita circolare attorno al sole. Ancorati alla terra dalla forza di gravità, non siamo consci della rotazione, ma il nostro corpo lo sa. L’esperienza subliminale del movimento circolare, così come il ricordo della vita intrauterina, sono iscritti nel nostro corpo. Siamo perciò predisposti a reagire alla forma circolare e condividiamo questa predisposizione con tutta l’umanità presente e passata.
Nella dimensione religiosa il mandala è sostanzialmente un cerchio che rappresenta una sintesi simbolica dello spazio cosmico, al cui centro si situa la Divinità. Molti riti religiosi iniziano tracciando un cerchio sacro. Le sacerdotesse vodoo disegnano un cerchio per terra per evocare gli dèi. Alcune cerimonie ricorrono al movimento circolare per indurre uno stato d’estasi. Gli eschimesi incidono un cerchio nella pietra con movimenti ripetitivi e sempre uguali per stimolare uno stato di trance. Il guaritore Navaho, per curare un malato, livella un tratto circolare di terra e disegna e dipinge un mandala con sabbia colorata. Terminato il disegno, il malato viene deposto al centro. Lo spazio all’interno del cerchio rituale diventa uno spazio sacro.
Il cerchio può tuttavia essere contenuto in un quadrato e contenere a sua volta altre figure, come accade in varie tradizioni religiose (induismo, buddhismo, tibetano, etc.).
I mandala tibetani, ad esempio, comprendono le forme del cerchio e del quadrato, altre una schiera di figure, simboli e motivi ornamentali. Nel quadrato si riconosce la struttura di una fortezza con quattro portali e ogni portale è custodito da una feroce divinità o demone che rappresenta un aspetto del sé che bisogna affrontare prima di potersi avvicinare al centro: l’attaccamento, l’avidità, la prepotenza, la paura. Il simbolo della divinità occupa il cerchio centrale. Il mandala funge da mappa di una realtà interiore che guida e favorisce lo sviluppo psicologico di chi desidera progredire nella consapevolezza spiriturale. E’ un aiuto visivo alla meditazione.
L’uso del mandala come aiuto visivo per ottenere stati mentali desiderabili è testimoniato anche in Europa. Ne abbiamo splendidi esempi nei rosoni delle cattedrali gotiche, che catturano l’occhio abbagliando con un senso di armonia e reverente elevazione.
Le chiese medioevali avevano spesso, sul pavimento davanti all’entrata, un labirinto circolare a mosaico.
L’esperienza del mandala non è dunque solo una pratica religiosa di antica origine, presente nelle culture di tutti i continenti, ma è anche un mezzo modernissimo di autoformazione e di crescita personale.

1a. parte

3.10.05

Demolire...



Abbattere, smantellare, distruggere, stroncare sono tutti sinonimi di demolire.
Se sei in un cantiere, queste parole sono di normale routine e non ti toccano, ma
se accosto queste parole alla mia personalità ne esce un quadro ben diverso.
In alcuni aspetti del mio modo d'agire, non sono mai andata fino in fondo, non
ho mai girato pagina completamente.
I cambiamenti comportano delle battaglie e da queste non sono scappata, ma ho
accomodato le cose come facevano piacere a me...
volevo essere la vincente e volevo che il "nemico" fosse contento.... ridicolo!
Neanche nelle storie trovi un finale così.
Prepotente, arrogante, tiranno... mi sono proprio vista così!